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La "Fontanina" o "Fontanavecchia", come molti la chiamavano, è una sorgente che fornisce ininterrottamente acqua "di vena". Anteriormente al 1889, anno in cui venne realizzato il primo acquedotto a Camerano, costituiva l´unico modo per attingere acqua disponibile agli abitanti del paese. Raccontano gli anziani che le donne andavano più volte al giorno, con le brocche, a questa fonte e vi si recavano periodicamente per lavare i panni in vasche laterali, che ancor oggi sono rimaste a sinistra della fonte. Scendevano giù con il mastello o con la cesta dei panni da lavare e si mettevano in fila, utilizzando le vasche contigue per i vari risciacqui. Utilizzavano sapone da bucato, ma spesso anche pezzi di creta che strofinavano sui panni con risultati sorprendenti. Terminata questa operazione, tornavano a casa ed era una grossa fatica rifare la salita di via P. Marinelli con il mastello reso ancor più pesante dai panni bagnati. Alcune di esse andavano alla fonte verso sera per trovarla meno affollata, anche parchè le ore del giorno erano dedicate a lavori più importanti, ma le più evitavano di andare alla Fontanina dopo l´imbrunire per via di certe leggende che circolavano su questo luogo e soprattutto per non "incontrarvi la Giana", una "paura" tipica di questa fonte.
Il muro che racchiude la fonte, sormontato da un arco, costituisce una costruzione elegante che risale presumibilmente al XVIII secolo. All´interno della fonte, secondo testimonianze orali, dovrebbe trovarsi un grande serbatoio alimentato da un cunicolo. Un´antica leggenda tramandata oralmente da generazioni di Cameranesi ritiene che nei pressi della Fontanina, detta anche Fontanavecchia, si aggirino misteriose "presenze". Tra queste la "Giana", una sorta di fata o una figura fiabesca femminile, non si sa bene se benefica o malefica, posta a custodia delle sorgenti. La "Giana", secondo il racconto degli anziani, si sarebbe manifestata a diverse persone del paese che si recavano ad attingere acqua con le brocche prima della distribuzione idrica nelle abitazioni. E´ curiosa la rassomiglianza di questo vocabolo con il termine sardo di "donus de janas" (casa delle fate) riferito ad antiche sepolture diffuse in certe zone dell´isola, il che farebbe pensare ad una comune matrice mitologica dell´area mediterranea. Secondo un´altra leggenda, nei pressi della fonte, verso la fine del secolo scorso sarebbe stata uccisa una donna dal marito per gelosia e le persone che andavano ad attingere l´acqua avrebbero continuato a "vederla" per molti anni in quel luogo all´ora del tramonto. Talvolta più persone contemporaneamente avrebbero "visto" la donna danzare nel cielo per cui, per un certo tempo, la gente evitava di andare alla fonte dopo l´imbrunire. Una leggenda tramandata oralmente vorrebbe infine che, a monte della cisterna che alimenta la fonte, si aprisse una grotta ora murata che attraverserebbe tutto il colle su cui sorge Camerano e che andrebbe a ricongiungersi con il famoso "Buco del Diavolo", ma questa è un’ipotesi abbastanza verisimile se si considera che il noto ipogeo molto probabilmente altro non è che il tratto superstite di un antico tortuoso acquedotto sotterraneo, collegato alle "gradine" anche per scopi difensivi.