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Storia di Camerano
I reperti archeologici hanno riportato notizie di un primo insediamento umano sul colle sin dall’epoca neolitica (III millennio a. C.): in contrada Fontevecchia, alla periferia nord-ovest dell’abitato del paese, gli scavi della Soprintendenza Archeologica di Ancona hanno riportato in luce nel 1968 uno stanziamento con materiali di tipo subappenninico. In contrada S.Giovanni sono stati rinvenuti successivamente resti di insediamenti del neolitico e dell’età del bronzo. Nonostante questo si potrebbe dire che Camerano nacque come villaggio di capanne sulla sommità di una "gradina" nel periodo Piceno. A testimonianza di questo una necropoli portata alla luce dagli scavi compiuti nei secoli successivi, che hanno restituito più di cento tombe Picene databili dall’XI al III sec. a.C., nella forma tipica della sepoltura ad inumazione distesa. Il materiale rinvenuto è conservato nel Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona. Alcuni reperti invece sono custoditi in loco presso l’Antiquarium Comunale: tra essi, vasi e ciotole di terracotta di tipo arcaico e vasellame piceno di vario genere, parte di kylix greco con figure nere su fondo ocra ed altri frammenti di vasi greci, spadone ricurvo di tipo celtico, puntali di lancia, ascia in ferro e resti di armi picene, di monili e oggetti ornamentali femminili.
Durante il periodo romano il centro abitato diminuì la sua importanza e la gente si disperse nelle campagne, mentre, in epoca medioevale, si manifestò una rinascita dello stesso, che portò all’attuale configurazione del centro storico. La più antica fonte documentaria medievale che sembra riguardare Camerano è quella del "Codice Bavaro" (Liber Traditionum Ecclesiae Ravennatis), della seconda metà del X secolo, dove si fa riferimento al monastero femminile di Santa Maria e Sant’Agata, all’interno della diocesi di Numana e che sembrava essere situato a Camerano nella zona circostante all’attuale chiesa di S. Francesco. Altre fonti documentarie importanti sono due privilegi pontifici del 1177 e del 1183 dove viene nominato il paese come «Castro Camurani» , da riconoscere quindi come un vero e proprio castrum medievale. Nel 1198 Camerano figurava, per la prima volta, come comune indipendente e appartenente alla lega di comuni creata per contrastare Marcovaldo inviato da Enrico VI. Nel 1212 a Camerano figuravano anche due consoli: Bernardo Ionathe e Stefano Marchi, chiari segnali di un breve periodo in cui il nostro paese fu libero comune, prima di finire nel periodo successivo sotto il controllo della più grande Città di Ancona.
Sulla rupe del "Sassone" sorse probabilmente quello che fu il primo castello o borgo fortificato. Tale organizzazione urbanistica rimase pressoché invariata fino agli inizi del secolo XIX quando cominciarono a svilupparsi nuove zone abitative come la "Piana" (via Garibaldi) e la "Speranza" (via Loretana), oltre al nucleo storico rappresentato dal "Borgo" (via G. Leopardi e via Cavallotti). Il boom edilizio vero e proprio si ebbe, però, intorno al 1940 in seguito all’incremento demografico e allo sviluppo industriale; fattori, entrambi, che determinarono l’estensione dell’area urbana lungo via Loretana e nella zona di S. Giovanni. Negli anni ‘60, il paese conobbe un vero e proprio boom economico, che si caratterizzò nell’esodo dalle campagne e nella costituzione di numerose imprese artigiane e industriali soprattutto nel settore del legno e della plastica, che rendono ancora oggi famoso ovunque il nome di Camerano.